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Brisbane, 23 Luglio 2013

Credo che difficilmente Domenico dimentichera’ il 12 Settembre 1979.

Come io probabilmente mai dimentichero’ il 31 Dicembre 2012.

Perché ci sono alcune date che restano impresse nella tua mente come un tatuaggio.

Sono quelle date talmente importanti che si fondono completamente con i ricordi.

Sono un momento indelebile.

Che neppure il passare degli anni puo’ scalfire in alcun modo.

Alla ricerca di un supermercato Aldi (la nostra Lidle, per intenderci) la scorsa settimana mi sono ritrovata in un piccolo centro commerciale nella zona nord di Brisbane.

Era il quartiere di Grange, la zona in cui vive la Moccy’s Family.

Senza neppure accorgermi, facendomi spazio tra un negozio di abiti usati e uno di vecchi libri, mi sono ritrovata senza volerlo nella zona food.

Sara’ stato il richiamo della foresta.

Tra gli odori di cibo asiatico e la frenesia della gente in pausa pranzo, e’ stato comunque impossibile non accorgermi di un bar dai colori familiari.

Verde. Bianco. Rosso.

Un bar vero. Di quelli che rientrano perfettamente nel nostro concetto di caffetteria.

Valentino’s cafe’. Per essere precisi.

Ho continuato a stare li’ per un po’.

Lasciando passare il meraviglioso tempo che mi separava da Moccy.

Guardandomi intorno.

Mi concentro per qualche attimo su una ragazza riccia che gesticola con le mani e su un vociare che ha un accento inconfondibile.

Tutto mi dice che mi trovo in un’area nazional popolare.

Ad un certo punto spunta Lui.

Quello che vistosamente rappresenta il capo di quel pezzo di Italia down under.

Ho tentennato un po’, lo ammetto.

Continua a crearmi un po’ di imbarazzo importunare la gente che non conosco.

Ma dopo vari ripensamenti, mi sono ripetuta i 3 punti fondamentali per una vita felice:

  1. Faccia di culo
  2. Parla con gli sconosciuti
  3. Chiedi. Tanto, a limite, ti viene detto di no.

E se su l’ultimo punto continuo ad avere grosse lacune, sui primi due … be’ sono decisamente migliorata una cifra!

“Lo faccio o non lo faccio?” – mi sono chiesta e richiesta per una decina di minuti davanti ad uno skinny cappuccino.

E alla fine l’ho fatto!

Mi sono alzata lentamente da quella sedia.

Ho camminato tipo tartaruga. Sentendomi mezza impanicata.

Quando all’improvviso mi sono ritrovata davanti a Lui. E ai suoi occhi azzurri.

Un lungo respiro.

Vado alla ricerca di quel coraggio faccia di culo che sento mi stia abbandonando.

E alla fine dico: “Buongiorno, mi chiamo Antonia e sono una ragazza italiana. Le andrebbe di raccontarmi della sua esperienza in Australia?”

Lui mi guarda. Mi sorride.

E come se fossimo da Andreotti a Piramide, mi dice: “Ok, passa martedi’ prossimo che ci prendiamo un caffe’ insieme!”

Mi sento felice.

E cosi’ oggi, di fronte ad un espresso fumante, mi sono completamente immersa in una nuova vita. La sua! 

All’eta’ di soli 17 anni Domenico lasciava un paesino del sud Italia.

Sant’Antimo. Poco distante da Napoli.

Con la sua famiglia di nascita – che tutt’ora vive con Lui in Australia – metteva piede in una Sydney che – a suo dire – si mostrava come “Isolata. Deserta. Poco popolata.”

Erano altri tempi.

E francamente non stento a crederci che fosse veramente cosi’.

Erano i tempi dei cosidetti “emigranti assistiti”.

Ovvero quel momento storico in cui il governo australiano andava alla ricerca di mano d’opera per costruire un Paese.

Un Paese enorme.

Piu’ grande di tutta l’Europa.

Erano anni in cui uomini e donne, alla ricerca di fortuna, si ritrovavano improvvisamente “Pionieri”.

Dopo soli 2 giorni down under Domenico trovava il suo primo lavoro.

E dopo aver lasciato Sydney andando alla volta di Brisbane, nel 1984 incontra sua moglie.

Nata in Australia da emigrati calabresi – della provincia di Reggio Calabria – (la mia citta’ tra l’altro!), Lei decide di lasciare il suo lavoro in banca per lavorare nel locale gestito oggi da Lui.

Da allora non si sono piu’ lasciati.

E mentre Lui conserva il suo indelebile accento italiano mentre parla in inglese.

Lei conserva un marcato accento inglese mentre prova a parlare italiano.

Un simpatico destino.

Com’e’ la comunita’ italiana di Brisbane?

Non e’ una comunita’ forte. Anzi …

E’ molto piu’ massiccia la presenza dei Greci e degli Indiani qui a Brissie. E poi gli italiani hanno tante comunita’. I siciliani, i veneti …

Insomma tutto esattamente come in Italia …

E si, noi siamo italiani anche all’estero! Siamo sempre troppo poco uniti …

Segue ancora le vicende della politica italiana?

Io mi sento ancora molto italiano.

Seguo sempre le vicende del nostro paese. Anche se mi rattrista vedere che in Italia non cambia mai nulla.

E’ tutto esattamente come nel 1979.

Riesce a tornare qualche volta nella sua terra?

Ci provo. Di solito riuscivo a tornarci ogni 2 anni. E preferivo farlo nei mesi estivi per godermi le estati italiane. Ma da quando mia figlia ha cominciato le scuole superiori e’ tutto piu’ difficile … quando in Italia e’ estate qui e’ inverno. E in inverno si va a a scuola …

Come vengono considerati gli Italiani in Australia?

Siamo considerati grandi lavoratori. E soprattutto onesti. La gente si fida di noi.

Lei ha un locale. Preferisce assumere italiani?

Fino a qualche tempo fa gli italiani che intercettavo qui a Brisbane erano veramente molto pochi. Ma nell’ultimo periodo il numero di giovani che arrivano qui dal nostro paese e’ aumentato moltissimo … così provo ad assumere italiani. Per dare il mio aiuto. E anche perché mi piace essere circondato da gente che parla la mia lingua. In famiglia si parla solo inglese.

Sua figlia e’ curiosa dell’Italia

Moltissimo! Lei studia fashion … le piacerebbe tanto lavorare per riviste tipo Vogue. E a volte – scherzando – mi dice che sogna un fidanzato milanese. Per avere un contatto con la citta’ della moda …

Nonostante la stringente normativa che regola i Visti australiani, consiglierebbe ancora ai giovani di venire qui in Australia?

Si. Consiglierei l’esperienza australiana a chiunque. Qui la disoccupazione resta ancora molto bassa. E con tanto impegno e dedizione e’ ancora possibile costruire e fare tanto.

Penso anche che l’Australia non dovrebbe chiudere le sue porte ai nuovi immigrati. Che sempre piu’ spesso sono persone con molta esperienza e buona professionalita’.

E poi che senso ha far restare le persone per uno o due anni e poi mandarle via?

L’Australia non deve dimenticarsi che sono stati gli emigrati a costruirla.

Con fatica. E sacrifici.

Lei come ha fatto ad avviare la sua attivita’?

Per me e’ stato veramente molto semplice. Io ho ottenuto il visto permanente grazie agli accordi che al tempo vigevano tra Australia e Italia.

Una volta ottenuta la residenza permanente e’ stato tutto molto semplice…

Perche’ ha lasciato l’Italia?

Erano gli anni dei conflitti di camorra.

In cui tutto era sottomesso alla camorra.

Non ho scelto di andarmene. E’ stato quasi un obbligo. Per trovare un lavoro dignitoso e onesto.

Per costruirmi una vita.

Un aspetto negativo dell’Australia?

L’eccessiva lontananza dall’Europa. E forse la mancanza di varietà. Le citta’ sono bellissime. Ma si assomigliano tutte molto.

Come sono gli italiani all’estero?

Laboriosi. Gli italiani all’estero sono disposti a fare ogni tipo di lavoro. Anche lavori umili che mai si sognerebbero di fare in Italia.

Ed e’ per questo che siamo molto apprezzati.

Ha mai sponsorizzato qualcuno nella sua attivita’?

Mai. Purtroppo la sponsorizzazione e’ un fatto serissimo.

Sponsorizzare significa doversi “prendere cura” di una persona per anni a 360 gradi. Garantirgli un lavoro.

Sponsorizzare significa conoscere completamente una persona.

E fino ad ora non me la sono mai sentita. Il coinvolgimento e’ veramente troppo forte.

Perche’ ha scelto Brisbane come citta’ per vivere tra le citta’ australiane?

Ho viaggiato abbastanza in Australia e ho visto le citta’ piu’ importanti.

E’ stato bello vivere a Sydney quando ero molto giovane.

Ma credo che Brisbane sia la citta’ ideale per chi come me ha una famiglia.

Di Melbourne apprezzo il suo stile inglese che fa “storia”.

Lo sa, in Italia in questo periodo la ricchezza non si perdona. Qui in Australia?

In Australia ricchezza e’ sinonimo di “saper fare”. Chi e’ ricco lo e’ perche’ ha saputo lavorare bene.  Con dedizione. Non perché ha imbrigliato o non ha pagato le tasse per anni e anni.

Ha mai avuto dei momenti bui?

Non e’ facile. Di momenti bui ne ho avuti tanti e li ho spesso ancora oggi. Dell’Italia mi manca tutto anche se – razionalmente – capisco che essere qui e’ stata ed e’ per me una grande fortuna.

Ma sai arrivare qui a 17 anni ha significato … non avere una gioventu’.

Lavoro praticamente da sempre.

Ascolta mai Caruso?

Caruso per me e’ tristezza. Nostalgia.

E se dopo tutti i suoi sacrifici, sua figlia le dicesse “Papa’ voglio andare a vivere in Italia?”

Be’ potessi, scapperei con lei!

Ha un sogno nel cassetto?

Si, vivere 6 mesi in Australia e 6 in Italia.

Vivendo cosi’ un’estate eterna.

Ma odio la burocrazia italiana.

Cosa pensa degli Australiani?

Penso che nel complesso siano un bel popolo. Anche se alcuni risultano un po’ snob nei confronti degli immigrati.

Ma personalmente non mi sono mai sentito un cittadino di serie B.

Ho sempre avuto una grande volonta’ di riuscire.

Un consiglio ai giovani che decidono di fare un’esperienza all’estero?

Dimenticarsi per un po’ di essere italiani.

Non rimpiangere la pasta. I caffe’. La pizza.

Cercare di investire sulla lingua.

Perche’ parlare e capire l’inglese e’ importantissimo per ogni tipo di lavoro.

Io ci ho messo 2 anni ad avere un buon inglese.

Ed anche nel mio locale io assumo solo chi ha un buon livello nella lingua.

Perche’ la sua famiglia nel 1979 ha deciso di venire in Australia? Perche’ non gli Stati Uniti ad esempio?

Per via dei Visti. L’immigrazione assistita apriva completamente le porte di questo paese agli stranieri. In America era gia’ tutto molto piu’ complicato.

Mi faccia capire ma quindi gli italiani in Australia le tasse le pagano?

Qui le tasse le pagano tutti. Ed e’ per questo che tutto funziona bene.

Gli italiani all’estero seguono le regole …

Quante ore al giorno lavora?

E’ la mia attivita! Dalle 5 e 30 di mattina alle 5 e 30 di pomeriggio. 12 ore al giorno…

E il mito del “take it easy” australiano?

E cosi, tra una risata e una chiacchiera mi accorgo che l’orologio segna le 2 e 30 pm … e io devo scappare. Lo sdentato mi aspetta …

Il mio tempo e’ finito.

E dopo qualche foto ricordo, saluto Domenico.

Saluto la sua storia e i suoi ricordi che dopo 30 anni continuano ad avere gli occhi lucidi.

E lo ringrazio. Per avermi dedicato del tempo.

Per avermi parlato di se.

E per avermi offerto un caffe’.

Un gran buon caffe’!!

Buongiorno Italia

Kisses

Antonia

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