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Brisbane, 10 Luglio 2013

Sono giornate intese, stanche e a tratti depresse.

Sto lavorando tanto. Troppo.

Quando sei “free-lance” di te stessa capitano giorni in cui soffochi dagli impegni e giorni in cui ti ritrovi improvvisamente e inaspettatamente libera.

Ed e’ cosi’ che ci sono sabati che puzzano di lunedì’ ma anche mercoledi’ che profumano magicamente di domenica!

In questi momenti di stanchezza provo una sorta di intolleranza verso il mondo.

Una specie di repulsione verso tutto e tutti.

Non sopporto di dover fare la fila per fare la pipi’ la mattina.

Mi infastidisce The Dux che fa uno spropositato uso del termine “Problema”.

Penso che Moccy’s Mom che mi invia sms del tipo “You are the best baby sitter” o che per telefono mi dice “You are my superstar” non c’ha capito una mazza.

Mi da fastidio che oggi piove.

Non sopporto che a colazione mi si chieda “Ciao, come stai oggi?”

Riuscirei a farmi stare sulle palle anche mia mamma su Skype.

E questo mi induce a pensare che il problema non e’ degli altri ma mio! Chiaramente.

Sta dentro la mia testa, posseduta da ormoni in liberta’.

Che nella prossima vita voglio rinascere uomo, giuro!

Quando questi momenti si impossessano del mio corpo, mi vengono in mente cose stranissime. Facce che non vedo da anni.

Stamattina – ad esempio – sotto le coperte ho pensato a lei “Alice+in+Wonderland” … e non mi riferisco alla protagonista della storia di Lewis Carrol.

Ai tempi dell’Universita’ vivevo in uno “strano” posto, con 9 stanze e 9 bagni, dove vivevano:

  • 11 pazze isteriche ragazze, in modo regolare
  • plus amici
  • plus eventuali ospiti occasionali
  • plus fidanzati/amanti/tromboamici

Un posto che a prima vista ti dava l’impressione di “casermone uso ospedale” ma che noi avevamo trasformato in una vera e propria reggia.

Un posto che ci ha fatto crescere.

In cui si collezionavano esperienze. In cui si condivideva moltissimo.

Un “social network non virtuale” insomma. 

Chi vi entrava dentro (tipicamente senza bussare) poteva respirare nell’aria un “Benvenuto nel meraviglioso mondo dell’F4”.

Non era oggettivamente un posto esteticamente bello, anzi.

Ma era caldo e accogliente.

Ed e’ li’ che ho trascorso 3 anni veramente importanti della mia vita.

Un posto dove non vedevo l’ora di ritornarci la sera.

Dove c’era sempre qualcuno attorno ad un tavolo ad aspettarti.

Una specie di luogo non luogo, come un “aeroporto” dove gente anche molto diversa ci passa per raggiungere le “destinazioni” più disparate.

Da li’, di tanto in tanto, passava anche lei “Alice+in+Wonderland” che subaffittava la sua stanza ad E. una mia carissima amica.

“Alice+in+Wonderland” era bella.

“Alice+in+Wonderland” non viveva con noi al campus. Veniva all’universita’ solo a fare gli esami e senza frequentare le lezioni faceva scorta di bei voti.

“Alice+in+Wonderland” aveva capelli neri, lunghi e fluenti.

“Alice+in+Wonderland” il giorno dopo l’11 Settembre comprava un biglietto aereo di sola andata e si trasferiva a Londra. 

“Alice+in+Wonderland” teneva i suoi capelli sempre raccolti. Ma sapeva lasciarli liberi al momento giusto.

“Alice+in+Wonderland” non era particolarmente loquace. Ma sapeva parlare al momento giusto.

“Alice+in+Wonderland” era una sportiva. E prendeva la vita con le spalle larghe della nuotatrice.

“Alice+in+Wonderland” non si faceva troppi problemi. Agiva e basta.

“Alice+in+Wonderland” aveva le idee chiare.

“Alice+in+Wonderland” era affascinante e carismatica. E anche se non viveva costantemente con noi, la sua presenza era sempre viva.

“Alice+in+Wonderland” era donna di tante risposte e poche domande.

“Alice+in+Wonderland” l’ho rivista inaspettatamente qualche anno fa’ sulla metro di Roma ed era sempre bellissima.

Il penche’ mi sia venuta in mente proprio oggi onestamente lo ignoro!

Anche perche’ tra me e lei non e’ che ci fosse una grande relazione.

A parte qualche pranzo e cena a mensa insieme e poche chiacchiere, scambiate davanti un caffè, non abbiamo mai condiviso troppo.

Evidentemente il mio retro-cranio isterico conserva un vago ricordo di lei, come del resto di moltissime altre persone.

E’ che forse la “Cenerentola+fase+1” che e’ in me (e che mi sta tremendamente sulle scatole) vorrebbe sentirsi un po’ “Alice+in+Wonderland”

Scappare inseguendo il suo Bianconiglio e non lottare solamente contro la perfida Regina Rossa.

E che forse anche io, alla fine della mia personale “lotta” vorrei diventare apprendista di quella compagnia che se ne va alla ricerca di nuove rotte commerciali per la Cina.

E che in fondo vorrei solo saper gestire meglio la stanchezza che inevitabilmente inzia a farsi sentire.

E vorrei non dovermela continuamente prendere con il mondo intero.

Vorrei non dovermi rifugiare, come Alice, nel Paese delle Meraviglie. 

E voi chi vi sentite oggi? 

Dove vorreste scappare?

Buon giorno Italia!

Kisses

Antonia

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