ImmagineLa foto copertina del post di oggi e’ quella che meglio ritrae i miei primi 6 mesi di Gap Year. Sono io che chiedo lavoro presso un centro massaggi THAI. Millantando esperienze ovviamente inesistenti. La foto di me che parlo con la “Kill Bill” della situazione mentre The Dux mi spia da fuori … mi fa troppo ridere 😀

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Brisbane, 21 Giugno 2013

Premesso che ho appena visto “The Great Gatsby” al cinema … e che a me sti film di amori irrisolti e storie tristi… per quanto mi piacciano da morire, mi lasciano una sorta di amaro in bocca e velata malinconia.

Sara’ pure che ho gli ormoni in subbuglio a causa del ciclone imminente.

E che non ho un giorno di completo riposo da mesi.

Sara’ che mentre studio vorrei lavorare, per guadagnare piu’ soldi.

E che invece quando lavoro vorrei scattare foto, perche’ mi piace di piu’.

Sara’ che vivo nel 2013, progetto il 2014 e analizzo gli effetti delle mie azioni nel 2015.

Sara’ che rientro nella categoria del “Trentenne completamente fuori di testa”.

Ma oggi – lasciatemelo dire – mi sento stanca. Esausta.

Ho anche mandato a cagare The Dux gratuitamente. Senza motivo.

Povero, dopo aver subito il sold out per il nostro film ed essersi sorbito da solo Fast and Furious … si e’ beccato pure la mia cazziata. Mi sento un mostro.

Che poi tra l’altro si parlava di un argomento inutile tipo la “balbuzia”.

Si lo so, no comment …

Siamo un po’ tutti fuori di capoccia nella Big Brothers House.

Tu che fai il venerdi’ sera? Noi cinema+pizza+discussione su dislessia/balbuzia.

E l’idea che domani dovro’ anche trascorrere 8 ore con Moccy … mi da’ i brividi. L’orticaria.

Perche’ in lui, sta avvenendo una macabra trasformazione: dal DOLCE MOCCY al TERRIFICANTE THE MONSTER!

La polpetta e’ posseduta. Altrimenti quei suoni malefici che emette costantemente non sono spiegabili. Non puo’ essere lui.

E’ la sua voce interiore a farlo.

Ed e’ sempre la sua vocina a ricordarmi: “Honey, you’r not maternity”

Grazie al baby, ho potuto celebrare il mio primo dolore precoce al nervo sciatico. Perche’ Moccy vive in braccio.

Alla fine di questa mia esperienza da baby-sitter disperata, sicuramente Moccy ricevera’ almeno un mio sincero “Grazie”.

Poiche’ dal 2 Gennaio 2014, quando qualcuno osera’ domandarmi “Ma ad un figlio non ci pensi?” … Io avro’ la completa liberta’ di rispondere “Ciccio, gia’ dato e non funiona. Ah, e se puoi – stronezetto – fatti anche gli affaracci tuoi”.

Tra l’altro per restare in tema, avete mai osservato il fenomeno del perfetto estraneo – o al limite conoscente – che inizia a farti domante sulla tua vita, i tuoi progetti… Solo per pura curiosita’. Sentendosi anche in dovere di darti i suoi “consigli del cazzo”.

Del tipo “Ma non vorrai fare cosi eh …”

Che tu pensi… “Ma tu chi sei?”

“Cosa vuoi da me?” e soprattutto “Ma non sai che i consigli non si danno”

Onestamente credo qualunque persona con QI medio non dia piu’ consigli. Sono anacronistici. Semplicemente non si danno. E’ una tacita regola sociale.

Anche perche’ nel 100% dei casi la gente non li segue, neppure quelli dati da persone come genitori, fratelli e amici … figurasi da perfetti sconosciuti e imbecilli.

Per cui caro “nessuno”non farmi domande a cui sai che mai rispondero’ … anche perche’ non sono onestamente capace di farlo oggi … ma soprattutto non dare opinioni se non espressamente chieste. Perche’ mi metti ansia.

Ad ogni modo. Chiusa parentesi.

Qualche giorno fa, chiacchierando con la mia collega/amica Cori e’ uscita fuori la domanda … “Ma, allora primi bilanci?”

E vi confesso che … dopo aver realizzato che “Oh My God” sono gia’ passati quasi 6 mesi dalla mia partenza e Che cazzo … il tempo vola!”

Mi sono sentita un po’ “Nel mezzo del cammin  di nostra vita”.

Pero’ stavolta niente “selva oscura” e soprattutto niente “Che la diritta via era smarrita”. Anzi devo dire – che mai come oggi – la mia via sta proprio di fronte a me. La vedo benissimo.

Ricordo che quando ero piccola soffrivo della patologia del “Niente”.

  • “Anto cosa hai fatto oggi? E io “Niente”
  • “Anto cosa hai mangiato oggi?” E io “Niente”

Un “niente” che forse voleva dire … nulla di speciale.

Col passare degli anni, ho iniziato invece ad accusare la patologia di “Eccesso di normalita’”

  • “Anto, fantastico hai finalmente ottenuto il lavoro che volevi”
  • o meglio “Wow, Anto parti per un anno in Australia”

e Io Si si, lo so. Grazie. E’ bello lo so, ma sai non e’ difficile da ottenere/fare”

Credo che questo mio atteggiamento di completa minimizzazione delle mie azioni abbia prima di tutto origini culturali.

In Calabria se la gente trova un lavoro o ha successo dice “Grazie a Dio” … anche se non e’ credente.

E’ una forma di fatalismo, tipica del Sud Italia. Un modo per dire, si ho avuto successo ma non e’ solo grazie a me …

Aggiungete poi i miei 3 anni e mezzo in trincea Schiaventure… di cui almeno 1 e mezzo di incubo e disgusto totale.

Con un capo e il suo scagnozzo che mi facevano sentire una quasi nullita’.  Mi sono anche sentita dire che ero poco autonoma. (IO POCO AUTONOMA?! Non so come ho fatto ad accettare certe cose da perfetta IDIOTA)

Anni in cui mi rifugiavo nei bagni per respirare aria pulita.

In cui mi sentivo incastrata. Volevo cambiare lavoro, colleghi e vita. Ma la crisi che cominciava a farsi sentire allungava maledettamente i tempi.

Mi sentivo implodere. In gabbia. Senza alcuna possibilita’.

Gli amici senza lavoro non potevano capire il mio stato d’animo. E la mia famiglia men che meno. Mi sentivo tremendamente sola.

Se chiudo gli occhi, mi riesco ancora a vedere. Tremendo. Io li’. A piagnucolarmi addosso.

Ricordo ancora quando alla HR nel colloquio di chiusura raccontai un po’ di quello succedeva sul campo da guerra. E lei mi rispose a sai … “Dovevo dirlo prima”

A chi dovevo dirlo? A te forse?

Potessi tornare indietro con l’esperienza e la consapevolezza di oggi.

 But “Past can not be fixed”

(cit. The Great Gatsby)

Solo che poi quanto meno te l’aspetti le cose cambiano.

La vita accelera improvvisamente.

E nel pieno delle mie crisi esistenziali. Il cambiamento. Quello vero.

Non cambiavo lavoro. Ma cambiavo societa’.

La mia vita si trasformava.

Iniziavo ad essere circondata da gente che leggeva e non solo la gazzetta dello sport per il fantacalcio del lunedi’.

La gente intorno a me viaggiava, aveva interessi e opinioni interessanti. Era intellettualmente stimolante.

In pausa pranzo mi si proponevano esperienze culinarie diverse in giro per il centro di roma, grazie alla nostra posizione strategica.

Questa e’ la storia del mio anno di lavoro alla Stazione Termini.

Con un indescrivibile Team di Progetto.

Gente che non aveva bisogno di apparire. Che non aveva  bisogno dei completi di Carla G per sentirsi in pace con il mondo.

Qualsiasi bilancio fatto oggi quindi … non potrebbe mai essere circoscritto ai sei mesi di Antonia in Australia.

Ma spazierebbe negli ultimi 6 anni… (di cui solo meno di 6 mesi down under)

Quello che veramente sto praticato in questi mesi all’estero e’ il volermi piu’ bene.

E il dirmi qualche volta “BRAVA”.

E fare quello che mi piace.

Dal film di oggi, mi porto a casa un messaggio. La ricerca della “luce verde” … di quel sogno che ci accompagna per tutta la vita. E che forse la vita stessa non ci fara’ mai realizzare.

O forse si.

Chissa’.

Buon giorno Italia.

Kisses

Antonia

PS: se il post appena letto e’ privo di senso … ignoratelo… sono quasi le 2 di notte …