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Brisbane, 6 Giugno 2013

Non importa l’eta’ che hai o il posto in cui ti trovi … ne’ tanto meno quello che stai studiando.

Essere compagni di classe significa condividere un percorso.

Significa scambiarsi idee, opinioni e paure.

Significa immedesimarsi. Capire i problemi degli altri e farli un po’ tuoi.

E questo e’ ancora piu’ vero quando la tua classe e’ internazionale e quando i tuoi compagni hanno tutti un background completamente diverso dal tuo.

E che importa se sei Francese, Colombiano, Coreano, o Brasiliano … il percorso condiviso uniforma le differenze. E’ una divisa.

Puoi essere l’infermiera che ama il suo lavoro ma vorrebbe lavorare all’estero, la diciannovenne che non ha ancora capito chi e’ veramente, l’ex manager che sta provando a cambiare vita o piu’ semplicemente uno studente o lavoratore nel suo gap year.

Ma che importa chi eri prima?

Cio’ che importa e’ chi tu sei adesso, quello che fai e con chi lo fai.

E oggi, dopo 6 ore di mock test, i miei compagni di classe si sono trasformati nei miei compagni di strada. I miei compagni di mondo.

In questa avventura comune che e’ la nostra vita in Australia.

Questa terra che tutti abbiamo sognato, cercato e finalmente toccato.

Questo posto che ci sta cambiando. Che ci sta facendo diventare grandi.

E nel nostro BBQ di meta’ corso, nonostante il nostro score=0 sul reading test (perche’ nessuno – a parte The Dux – si e’ ricordato di trascrivere le risposte sullo shet ad hoc porca troia), nonostante le nostre incertezze, i nostri tuffi nel vuoto … ci siamo sentiti maledettamente fortunati.

E ce lo siamo detti attorno ad un tavolo. Cosi’ senza pensarci troppo.

Si, siamo fortunati per aver scelto “qualcosa” nella nostra vita … un qualcosa che nessuno di noi adesso sa’ che direzione prendera’.

Fortunati per non aver messo a tacere quella vocina silenziosa che ci parlava costantemente e che nessuno sentiva a parte noi stessi.

Fortunati per non aver ignorato le nostre paure, per averle guardate in faccia e per aver cercato di superarle.

Fortunati per il momento unico che stiamo vivendo.

E per la spensieratezza che ci tiene per mano.

Perche’ il passato non e’ più’ con noi … e’ andato  e il nostro futuro semplicemente non ci appartiene ancora.

Ma il presente e’ qui. Ci sorride. Ci fa compagnia.

E essere compagni di classe vuol dire anche ricordarci vicendevolmente di non trascurarlo quell’oggi che stai vivendo.

Perche’ non ritorna.

E’ veloce.

E’ un attimo.

E il mio oggi e’ stato un giorno semplice e intenso. Un giorno speciale.

Un giorno di esami su esami. Ma anche un giorno di sorrisi.

Un giorno di “stiamo insieme e basta” … come quelli che non ricordavo da anni.

Come quelli di “ci vediamo al parco alle 5”

Perche’ si, essere compagni di classe significa parlare … ma anche e soprattutto avere il tempo e la voglia di ascoltare chi hai di fronte.

Vuol dire imparare dalle esperienze di chi ti parla. E farle proprie.

Vuol dire offrirsi agli altri, mettendo da parte ogni impegno e ogni preoccupazione.

Perche’ in giornate cosi’  tutto puo’ aspettare.

Buon giorno Italia

KISSES

ANTONIA

~~~ UNA CARRELLATA DI SORRISI … TUTTI PER VOI ~~~ImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagineImmagine